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Mercoledì 8 Luglio 2020

Jean De La Fontaine

Prodotto dell'immaginario collettivo, partecipe di un fondo comune di conoscenze immediate, risalente probabilmente a un modello orientale, la favola si codifica in testi redatti sia in prosa sia in versi con finalità a carattere morale-didascalico, pertanto la sua trama non si esaurisce nella vicenda narrativa, ma vuole piuttosto evidenziare un messaggio di ordine etico, giacché assai spesso gli scrittori se ne valsero in rapporto a un contesto politico-sociale corrotto, da biasimare. Ed è proprio grazie a Jean De La Fontaine che la favola conosce il proprio momento d'auge in Europa durante il '700. A Parigi, dove soggiornava sempre più spesso, egli compì le prime prove letterarie e condivise la sorte di Nicolas Fouquet, uomo politico francese che a quel tempo era all'apice del suo potere. Nato a Château-Thierry il giorno 8 luglio 1621 questo delicato ma corrosivo scrittore era un bambino sognatore e spensierato. Suo padre, sovrintendente alle Acque e Foreste a Chateau-Thierry, avrebbe voluto che egli prendesse gli ordini, ma il piccolo scrittore non si sentiva per nulla adatto alla vita ecclesiastica. A ventisei anni, invece, si sposò e il padre gli affidò una parte del suo incarico. La caduta in disgrazia di quest'ultimo, nel 1661, piombò lo scrittore in gravi difficoltà finanziarie. Nel 1664 fu raccolto dalla duchessa d'Orleans e nel 1672 da Madame de la Sablière. Ormai al riparo dalla miseria, diventato l'amico di Racine, Boileau e Molière, La Fontaine poté pubblicare una prima raccolta di Favole nel 1668, una seconda nel 1678, alcuni racconti e libretti d'opera. Nel 1684 entrò nell'Accademia di Francia. 


UNA SUA FRASE
"Tutti si dicono amici, ma pazzo è chi crede. Non c'è niente di più banale che questo nome, niente è più raro di questo."